addestramento ed educazione dei cuccioli e del cane adulto

sabato 18 febbraio 2012

Controllo degli stimoli, cooperazione senza stimoli coercitivi.

 

Traduzione non ufficiale da “Don’t Shot The Dog di Karen Pryor"

Ezio De Bona

www.addestramento-del-cane.com

Stimolo

Qualsiasi cosa che causa qualche tipo di risposta comportamentale è chiamata stimolo.

Alcuni stimoli possono causare risposte senza alcun apprendimento o addestramento.

Arretriamo se c’è un rumore forte, chiudiamo gli occhi se c’è una luce intensa e tendiamo a gironzolare per la cucina se ci aleggiano intorno profumi appetitosi; gli animali farebbero le stesse cose.

Questi suoni, luci o odori, sono chiamati stimoli incondizionati, o primari.

Altri stimoli sono appresi per associazione con un comportamento rinforzato: i semafori ci fanno fermare e ripartire, balziamo a rispondere quando suona un telefono, in una strada affollata ci giriamo se sentiamo pronunciare il nostro nome, e così via.

Nel corso della giornata rispondiamo ad una moltitudine di segnali appresi.

Questi sono chiamati stimoli, spunti, o segnali.

Impariamo i segnali perché il comportamento ai quali lo associamo ha una storia per essere stato rinforzato.

Alzare il ricevitore del telefono lo fa smettere di squillare (rinforzo negativo) e ci porta una voce umana (rinforzo positivo, o così si spera).

Il segnale, o lo stimolo discriminante pone la base o ci dice di continuare con un comportamento che in passato ha portato a un rinforzo.

Al contrario, l’assenza di stimolo ci informa che per quel dato comportamento non c’è nessun rinforzo imminente.

Se alzi la cornetta di un telefono che non sta suonando, tutto quello che senti è il tono della centrale telefonica.

Una parte considerevole degli sforzi dell’addestramento formale consiste nello stabilire uno stimolo discriminante.

Il sergente istruttore con un plotone di reclute o il proprietario di un cane in un corso di addestramento sono egualmente coinvolti primariamente nel far obbedire gli ordini ai soggetti che vengono addestrati, che di fatto sono stimoli discriminanti.

Non è impressionante che un cane si possa sedere o che un uomo si possa mettere sull’attenti, ma ciò che è impressionante è che venga eseguito con precisione a seguito di un comando.

Questo è quello che chiamiamo “obedience”, non la semplice acquisizione di comportamenti, ma la garanzia che vengano eseguiti alla esibizione del segnale.

Gli psicologi lo chiamano “portare un comportamento sotto il controllo di uno stimolo”.

E’ difficile da insegnare, l’apprendimento ha delle regole e le regole devono essere esaminate.

Che importa se non ti interessa dirigere un gruppo di cani o se nella tua vita non hai mai pensato di addestrare una squadra di persone?

Puoi ugualmente servirti del controllo degli stimoli.

Per esempio se i tuoi figli fanno finta di niente e non vengono da te quando li chiami vuol dire che sei scarso nel controllo degli stimoli.

Se sei il supervisore di altre persone e ti capita di dover dare un ordine o una istruzione due o tre volte prima che vengano eseguiti hai un problema con il controllo degli stimoli.

Hai mai sentito uscire dalla tua bocca queste parole: “Se te l’avessi detto una sola volta, te l’ho detto un migliaio di volte, non…. (sbattere la porta, o lasciare il tuo asciugamano bagnato sul divano o qualsiasi altra cosa)"?

Quando dire una volta o un migliaio di volte non funziona, il comportamento non è sotto il controllo di stimoli.

Possiamo pensare di avere il controllo degli stimoli quando in effetti non lo abbiamo.

In questi casi ci aspettiamo che il comando o il segnale venga eseguito ed invece non lo è.

Una reazione umana comune è quella di aumentare il segnale.

La cameriera non capisce il tuo francese? Parla più forte.

Di solito questo non funziona.

Il soggetto deve riconoscere il segnale; altrimenti non importa se urli, o se lo fai squillare attraverso un impianto di amplificazione di una rock-band, otterrai sempre uno sguardo vuoto.

Un’altra reazione umana al fallimento di ricevere una risposta a stimoli condizionati è quella di "dare di matto".

Questa funziona solamente se il soggetto sta esibendo un comportamento indesiderato o se non sta dando una risposta ben appresa ad un segnale ben appreso.

A volte una opposizione, come un’interruzione o una dimostrazione di temperamento (forza) può elicitare buoni comportamenti.

A volte il soggetto risponde correttamente ma in ritardo o in maniera dilatoria.

Spesso una risposta pigra ai comandi è dovuta al fatto che al soggetto non è stato insegnato a rispondere velocemente.

Senza rinforzo positivo, non solo per la risposta corretta al segnale ma anche per la prontezza della risposta, il soggetto non ha avuto l’opportunità di imparare che ci sono benefici a rispondere velocemente al segnale.

Il comportamento non è completamente sotto controllo dello stimolo.

La vita reale abbonda di cattiva gestione del controllo degli stimoli.

Ogni volta che una persona prova a esercitare l’autorità, un’altra persona è probabile che si mettansi guai per “disobedience”; ma il problema reale è che i comandi non sono capiti o i segnali non possono essere obbediti – comunicazione povera o controllo degli stimoli sciatto.

Stabilire un segnale d’azione

Gli addestratori convenzionali partono con il segnale d’azione, prima di iniziare la formazione: “Seduto!” poi spingono il cane nella posizione di seduto.

Dopo molte ripetizioni il cane impara a sedersi, per poter evitare di essere spinto giù e a tempo debito impara che la parola seduto è la sua opportunità di evitare di essere strattonato esibendo il comportamento di sedersi.

I segnali d’azione o comandi convenzionali sono, di fatto, rinforzi condizionati negativi.

Nel condizionamento operante, dalla parte opposta, prima formiamo (shaping) il comportamento.

Perché, dopotutto, dire al cane qualcosa che non può ancora capire?

Una volta che il comportamento è sicuro, gli diamo forma durante o immediatamente dopo un particolare stimolo.

Per esempio, con il clicker e i rinforzi, sviluppiamo il comportamento di sedersi- velocemente, ordinatamente a lungo, spesso, qui nell’erba o li nel tappeto, mescolando condizioni diverse finché il cane non ci offre il suo “seduto” con grande fiducia, nella speranza di guadagnarsi il rinforzo.

A questo punto introduciamo il segnale d’azione come una specie di via libera , una opportunità di guadagnare rinforzi per quel particolare comportamento.

Questo tipo di segnale d’azione diventa un rinforzo positivo condizionato: è garantito che porta al rinforzo.

Ci sono diversi modi di introdurre un segnale.

Puoi produrre il segnale quando il comportamento sta cominciando, rinforzi il completamento e poi ripeti questa sequenza in tempi diversi, in posti diversi spostando gradualmente il segnale indietro nel tempo finché arriva prima che il comportamento abbia inizio.

Pian piano l'allievo identificherà il segnale come opportunità di essere rinforzato per quel particolare comportamento e quando dici "Seduto" il cane si metterà seduto.

Un secondo metodo - e questo è quello che usiamo coi i delfini- è l'alternanza del segnale e dell'assenza del segnale.

Il comportamento si manifesta frequentemente.

Dici "Seduto" e click quando il cane si siede.

Poi, per una o volta o due, lasci che il cane si sieda senza cliccare e senza alcun rinforzo.

Poi dici "Seduto" di nuovo e rinforzi il comportamento di sedersi che segue il segnale.

Nella stessa sessione di addestramento stai rinforzando il "seduto con segnale" e spegnendo il "seduto senza segnale".

Una volta che il tuo allievo ha capito come funziona, si possono collegare nuovi segnali a nuovi comportamenti in questo modo praticamente istantaneamente.

Comunque si possono presentare delle difficoltà con animali "acerbi" o inesperti che stanno imparando i loro primi segnali d'azione.

La difficoltà nasce da un processo chiamato estinzione.

L'estinzione si riferisce alla rimozione di un rinforzo per un comportamento che solitamente dava dei frutti.

E' una esperienza contraria e può generare emozioni.

Sono stata inzuppata dalla testa ai piedi da un delfino furioso per non essere stato ricompensato per un comportamento che in precedenza gli aveva fatto guadagnare un pesce.

Un terzo modo per aggiungere un segnale d'azione è quello di modellare, plasmare (to shape) la reazione al segnale come se fosse essa stessa il comportamento.

Se è il primo comportamento insegnato con il clicker ad un cucciolo, devi trovare il momento in cui il cane correndo verso di te ti fa praticamente inciampare per farti vedere che si siede: "Guarda, lo sto facendo, non vedi?" Il clicker trainer direbbe che ti sta "lanciando un seduto" (throwing sits at you).

Questo è il momento perfetto per introdurre il segnale.

Il cane è pronto ad apprendere il segnale d'azione, e tu devi essere in grado di dire al cane quando il sedersi funzionerà, così non offrirà più spontaneamente il comportamento giusto sotto ai tuoi piedi ogni volta che ti vede con dei generi alimentari in mano.

Tira fuori il clicker e i bocconcini, dì "Seduto", e clicca il primo piccolo movimento della groppa verso il terreno: non l'intero comportamento, solo l'inizio del movimento.

Getta a terra il bocconcino così il cane si deve tirare su per mangiare, di nuovo dì "Seduto" e di nuovo clicca prima che l'azione di sedersi sia completata.

Puoi rendere il segnale molto marcato: aggiungi un segno con le mani, alza un braccio, scandisci il comando.

Assicurati di cessare tutti i segnali ausiliari nell'istante in cui clicchi.

Spesso in questo modo si può ottenere un vigoroso "Seduto" a segnale in pochi click.

Poi torna a cliccare il "Seduto" a segnale ma quando il posteriore è completamente a terra (così il cane non prende l'abitudine di eseguire un mezzo-seduto).

Il passo successivo è inframezzare dei comportamenti già ben appresi - tipo chiamare il cucciolo per qualche coccola- fra prove di dare e rinforzare il nuovo segnale di seduto.

L'ultimo passo è modellare il comportamento dell'attesa del segnale- mezzo secondo, poi un secondo, poi tre secondi- finche il cane è visibilmente in attesa e non propone alcun comportamento finché non arriva il segnale.

Quando questo accade puoi cominciare a lasciar perdere tutti i segnali ausiliari e usare solamente le parole.

Hai sviluppato una risposta al segnale come comportamento operante, offerto intenzionalmente nella speranza di guadagnare rinforzi.

Nelle mie osservazioni questo è il sistema più veloce per stabilire sia segnali individuali, che la generalizzazione che i segnali sono indicazioni su quale comportamento esibire.

Una donna portò ad uno dei miei seminari un cucciolo di labrador nero di quattro mesi appena adottato da un allevamento.

Il sabato alla pausa pranzo la aiutai a modellare il primo comportamento con l'ausilio del clicker, distendersi a terra.

Mi sento sicura nell'affermare che il cucciolo non conosceva alcun segnale ed era innocente, senza alcun tipo di addestramento.

C'è voluto molto tempo perché il cucciolo notasse che quello che faceva aveva un certo effetto sull'arrivo dei bocconcini.

Nel pomeriggio il gruppo si allenò nel riconoscimento di segnali di modellamento.

Il giorno successivo, alla pausa pranzo, vennero da me la stessa proprietaria con lo stesso cucciolo.

Indovinate cosa aveva imparato questo cucciolo in ventiquattrore: seduto, a terra, rotolare, un super "high five" nel quale il cucciolo si rotolava a sinistra e lanciava la zampa destra il più alto possibile in aria- e l'inizio di un riporto.

Inoltre il cucciolo era elettrizzato, un cane completamente diverso, attento, divertito, con tutti i muscoli coinvolti - pronto alla vita.


mercoledì 15 febbraio 2012

Il segnale positivo di interruzione




lunedì 6 febbraio 2012

convivenza cane gatto



Buongiorno!
Ho una gatta di 5 anni , Penelope, e ho da poco adottato una bulldog francese di 10 mesi, racla.
Vorrei consigli su come costruire il loro rapporto, la gatta fondamentalmente la ignora, mentre racla si dimostra aggressiva, quando la vede al di là del vetro cerca di aggredirla.
Come posso fare?
Grazie
Giorgia
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Sinceramente non mi sono mai trovato ad affrontare questo problema e non credo sia facile, ho cercato un po' in internet e la parola d'ordine mi sembra che sia "gradualità".

Ti segnalo questi link:
http://www.pet-ethology.it/content/la-relazione-cane-gatto"
http://www.ilmiogatto.net/cane_e_gatto.htm"
http://www.anfi-lombardia.com/modules/dokuwiki/doku.php?id=comportamento:convivenza_cane-gatto
http://www.micimiao.it/gattocane.htm

Comunque, per la mia esperienza anche in caso di incontri ravvicinati è difficile che ci siano dei veri e propri attacchi a meno che il gatto non venga incastrato dove non ha vie di fuga e il cane non superi la distanza di sicurezza.

Il gatto è più pericoloso perché potrebbe con un'unghiata ferire il cane ad un occhio o sul tartufo e comunque attacca solo per legittima difesa se messo alle strette, d'altra parte è difficile che il cane (specie se di piccole dimensioni) riesca a raggiungere il gatto perché quest'ultimo ha sempre la possibilità di saltare e/o arrampicarsi.

Personalmente proverei a metterli in contatto come faceva il padre dell'Etologia Konrad Lorenz nella propria stanza....

da L'Anello di Re Salomone:

"Anche se un cane è battagliero e avido di preda, è singolarmente facile insegnargli a lasciare in pace gli animali che si tengono in casa. 

Neppure i più ostinati nemici dei gatti, che mai perderanno l'abitudine di dar loro la caccia in giardino, e naturalmente a maggior ragione nei campi e nei boschi, penseranno mai di molestare un gatto dentro casa.  

Perciò da molto tempo io ho preso l'abitudine di presentare ai miei cani tutti gli animali nuovi nella mia stanza. 

Non so per quale motivo il cane sia, in casa, tanto meno predace che fuori, certo è però che il suo istinto venatorio vi si affievolisce, non già la sua combattività.................    ............   

Naturalmente questa inibizione che impedisce di dare la caccia in casa propria non ha valore assoluto, e anzi bisogna ricorrere a misure molto energiche per far capire a un cane vivace e avido di preda che il gatto, il tasso, la giovane lepre, il topo del deserto o qualunque altra bestia con la quale esso dovrà d'ora in poi condividere la casa del padrone, non solo non può venir divorata, ma deve essere per lui assolutamente intoccabile, tabù.

Quando molti anni fa tirai fuori dalla cesta il mio primo gattino, Bully, un implacabile cacciatore di gatti, accorse pieno di speranza, e, cosa rara, fece udire il suo guaito profondo, simile ad un ululato, e agitò vivacemente il suo minuscolo pezzetto di coda, ben convinto che gli avessi portato il gattino solo per la gioia di scrollarlo fino a farlo morire. 

La sua speranza non era ingiustificata, perché già molte volte gli avevo portato degli orsacchiotti o dei gattini di stoffa, o altri simili giocattoli fuori uso, ed era stato veramente buffo vederlo baloccarsi con quelle prede fittizie. 

Ora invece questo gattino doveva essere tabù, e Bully era estremamente deluso. 

Trattandosi di un cane di buona indole, assai affezionato ed ubbidiente, non c'era molto rischio che, conoscendo il mio divieto, gli facesse del male. 

Quindi non gli impedii di avvicinarsi lentamente alla bestiola, annusandola con molta cura, mentre tutto il suo corpo tremava di rapace eccitazione e il suo bel pelo liscio e splendente mostrava sul collo quella minacciosa macchia nera e opaca che in lui sostituiva l'arruffamento. 

Al gatto non fece nulla, ma di tanto in tanto sollevava lo sguardo verso di me, guaendo con la sua voce di basso, agitando la coda e, fermo sul posto, pestando il pavimento con le quattro zampe. 

Voleva invitarmi a dare finalmente inizio al tanto sospirato giuoco di malmenare e scuotere a morte quel meraviglioso pupazzo. 

Ma poiché io contonuavo a dire "no!" con enfasi crescente e con il dito alzato, Bully mi lanciò uno sguardo come se dubitasse della mia salute mentale, poi diede al gattino un'ultima ochiata piena di disprezzo e disinteresse, abbassò le orecchie, emise un profondo sospiro come solo sa fare un bulldog, e saltando sul divano vi si acciambellò sopra.

Da quel momento egli ignorò totalmente il micio, e già fin dal primo giorno lo lasciai senza sorveglianza con il nuovo coinquilino, perché sapevo che di lui potevo fidarmi."

Il segreto è riuscire a mantenere la calma, l'autorevolezza e il controllo della situazione di Konrad Lorenz.

Se ti agiti il cane lo sente e amplifica il tuo nervosismo se sei calmo-assertiva e determinata lo aiuti a mantenere il controllo,...  è più facile a dirsi che a farsi ma ci puoi sicuramente riuscire.

Fammi sapere come va.

ezio(@)addestramento-del-cane.com




sabato 4 febbraio 2012

Cane maschio che segna il territorio

 NateLove (flickr)

Cristina scrive:

Da quello che ho letto e' importante far capire al cane chi comanda e fin qui tutto ok! Non ho problemi nel portare il cagnolino a spasso a farlo ubbidire ai comandi il problema piu' grosso seppure il cane sia "mignon" un Pincher nano e' il continuo segnare il territorio e quaesto accade sia in casa che in giardino! Sono arrivata al punto di far stare fuori il cane perche' non era piu' possibile una convivenza in casa! Non potevo lavare tutti i giorni il divano e dico tutti i giorni! Qualsiasi cosa venga lasciata fuori che si tratti di una bici, di una busta della spesa, per nn parlare dei fiori che vengono sistematicamente bruciati e....il fortissimo odore che infastidisce non poco e....l'igiene ! Insomma sta diventando una situazione insostenibile al punto che ho pensato persino di regalarlo ma mi spiace per mio figlio... E comunque vorrei almeno provare a risolvere il problema! Oltretutto e' furbo, lo fa solo quando sa di non essere visto! Che devo fare? Grazie sin d'ora !Cri
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Ezio:
I cani, soprattutto i maschi, "segnano il territorio".

Annusano per sentire se qualcun altro (o loro stessi) hanno lasciato il proprio odore e "marcano" nuovamente.
Quando un punto è stato segnato , finché emana odore, continua ad essere ripassato.

"Marcare" il territorio con l'urina per il cane significa stabilire la sua dominanza o l'affermazione che qualcosa gli appartiene.

Segnano il territorio anche i cani in situazione di "ansia da separazione", perché marcare il territorio contribuisce a far crescere la sicurezza in se stessi.

Le razze di piccola taglia tendono a marcare il territorio in casa di più delle razze più grandi.

Alcuni cani sentono il bisogno di alzare la gamba e "segnare" tutte le cose nuove che entrano in casa, siano borse della spesa, nuovi mobili o cose che appartengono agli ospiti.   
Per liberarti da questo problema devi agire su due versanti: 
  • eliminare completamente l'odore
  • eliminare il comportamento
Eliminare completamente l'odore dalle parti contaminate dall'urina di cane non è una cosa semplice specialmente su superfici porose (legno), i cani hanno un olfatto potentissimo e lavare semplicemente la superficie con prodotti "normali", non è sufficiente. 

Se le superfici non sono molto impregnate dopo aver lavato bene con un prodotto detergente puoi usare una soluzione di acqua e aceto per neutralizzare l'ammoniaca contenuta nell'urina.

Nei negozi per animali ci sono dei prodotti specifici per la pulizia e/o addirittura repellenti.

L'importante è non usare prodotti a base di ammoniaca perché, anziché eliminarlo, rinforzano l'odore.

Quando le superfici sono perfettamente pulite è utile impedire l'accesso alle zone incriminate per almeno un paio di giorni, dopodiché si può far rientrare il cane nei suoi luoghi abituali  facendo attenzione a non perderlo di vista nemmeno per un secondo.

Confina il cane in una stanza dove possa essere tenuto costantemente sotto controllo.

Coglierlo sul fatto facendogli provare una sensazione negativa è la cosa più potente che puoi fare.

Il tempismo è fondamentale.

Devi munirti di una bottiglietta di plastica nella quale sono state inserite delle monetine e appena il cane fa semplicemente il gesto di alzare la zampai agita con forza la bottiglia per interrompere con il forte rumore l'azione del cane.

Oppure afferra velocemente il cane per la collottola (la stessa azione che fa la mamma con i cuccioli quando oltrepassano certi limiti) dagli una scrollatina e ponilo per qualche tempo in un'altro luogo (o una gabbia) dove sia chiuso e isolato per un po' di tempo.

Non occorre che stia isolato ore, il cane vive nel presente, dopo qualche minuto è già scollegato dall'evento, l'importante è che colleghi l'azione del "marcare in casa" con la sensazione negativa e l'isolamento sociale.

Se il cane non è destinato alla riproduzione si può prendere in considerazione la castrazione.

I cani che vengono sterilizzati da giovani tendono a marcare molto meno il territorio e questa pratica può avere effetti positivi anche nei cani più anziani.

Parlane con il tuo veterinario, ti saprà dare tutte le indicazioni necessarie.

Un'altra soluzione potrebbe essere impedire "fisicamente" al cane di urinare facendogli indossare una "belly-band" come queste:






Ti consiglio inoltre, oltre a ripassare i vari post di questo blog, di acquistare qualche libro o scaricare un corso in video lezioni su come addestrare il tuo cane cliccando qui



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