addestramento ed educazione dei cuccioli e del cane adulto

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mercoledì 2 maggio 2012

Addestrare il cane a venire al richiamo


Ciao Ezio,
ho un cucciolo meticcio di 10 mesi con cui ho da poco iniziato una scuola di addestramento.



Finalmente riesco a lasciarlo libero, senza guinzaglio, e RIPRENDERLO!

Prima non si faceva riprendere neanche col premietto.

Ora la logica che mi è stata insegnata è la stessa del premio, però utilizzandolo in modo tale che lui acquisti fiducia in me, quindi che non è ovvio che a premio segua il guinzaglio e associando lo stesso guinzaglio, quando lo riprendo, a un premio abbondante, in modo che lo associ a qualcosa di piacevole.

Sembra tutto bene se non ché, quando lo lascio, è come famelico, mi salta addosso e mi morde il braccio e la mano (non con cattiveria) perché sa che da lì gli viene il cibo quando io non vorrei dargliene perché non ha fatto niente di speciale per essere premiato.

E in questo modo non si fa più la sua passeggiata libero annusando a destra e a manca, è totalmente dipendente dalla mia mano.

A volte provo ad aprire la mano per fargli capire che non ho niente, o a tenere il braccio steso lungo la gamba in modo tale che mi segua leccando la mano con dentro il premietto ma non saltando e provando a mordere.

Come faccio a renderlo meno dipendente da me, o meglio dal premio?

Grazie
_______________________

Rispondono Stefania Dalla Santa e Manuel Severin,  Educatori Cinofili del "Centro Cinofilo Ai Lavai" di Arcade (Treviso)
















Salve,
per risolvere il tuo problema è opportuno porti  qualche domanda…

Capita di “rinforzare” il tuo cane anche quando ha questi atteggiamenti nei tuoi confronti?

Per “rinforzo” si intende qualsiasi processo che aumenta la probabilità che un comportamento si ripeta.

Ad esempio, se il cane ti mordicchia le mani o ti salta addosso per ottenere cibo e tu di tanto in tanto “rinforzi” questo comportamento fornendogli dei bocconcini, probabilmente il tuo 4 zampe continuerà a saltarti addosso perché c’è qualche probabilità di ricevere cibo.

Con la frase: " a volte provo ad aprire la mano per fargli capire che non ho niente,  o a tenere il braccio steso lungo la gamba in modo tale che mi segua leccando la mano con dentro il premietto ma non saltando e provando a mordere."

Viene da pensare che il tuo cane abbia capito che quando ti salta addosso, tu cominci a fargli seguire la tua mano, riuscendo poi ad ottenere cibo.

In questo modo tenderà a proporre nuovamente il comportamento per farti ripetere l’esercizio e quindi riottenere cibo.

Che tipo di premietti utilizzi per educarlo?
Quando si educa un cane si dovrebbe creare una scaletta motivazionale aumentando o diminuendo la qualità del rinforzo a seconda della difficoltà dell’esercizio o dell’ambiente in cui si lavora.

Ad esempio, se ci si allena in un ambiente conosciuto e con poche distrazioni, si può gratificare il cane semplicemente con il cibo che mangia per pasto. 

Se invece si lavora in un ambiente più difficoltoso e notiamo che il cane è meno motivato, rispetto ad altri ambienti, potremmo rinforzarlo con un biscottino.  

Quando la situazione diventa ancor più stimolante probabilmente sarà necessario andare a rinforzare con della carne.

Non esiste una scaletta standard, la si può creare a seconda del soggetto con cui si deve interagire.

Uno dei fattori per cui il tuo cane pretende insistentemente cibo potrebbe essere proprio dato dal fatto che alcuni alimenti, a volte, si rivelano eccitanti perché troppo buoni e non aiutano a lavorare sulla calma, in questo caso ti consigliamo di adoperare del cibo meno prelibato.

Altra cosa da non sottovalutare è quella di non utilizzare troppo i bocconcini per adescare il cane ma per rinforzarlo. 

Una delle tante tecniche per ottenere dei comportamenti è quella dell’adescamento (Lured Traninig); questa dovrebbe essere utilizzata solo per indurre l’animale verso il comportamento desiderato. 

Una volta appreso un comportamento il cibo dovrebbe essere utilizzato soltanto come rinforzo. 

Il rischio è quello che il cane si dimostri concentrato solo sul cibo e non su chi sta interagendo con lui.

Una volta appreso un comportamento e dopo averlo consolidato, questo non dovrebbe più aver bisogno di essere rinforzato con del cibo se non di tanto in tanto. 

Quindi inizialmente si utilizza un rinforzo di tipo continuo, cioè ogni volta si rinforza con il cibo, poi si dovrebbe passare a un rinforzo di tipo variabile, cioè non sempre si rinforza nello stesso modo e con gli stessi tempi ma appunto rendendo tutto il più variabile possibile diminuendo pian piano l’utilizzo del cibo. 

Ad esempio utilizzando rinforzi di tipo sociale come la voce, le coccole, il gioco ecc. ecc. lavorando quindi anche sulla relazione.

Sembra poi, da quel che descrivi, che il cane pensi sempre a “lavorare” senza più dedicare del tempo per esplorare.

E’ stato inserito per caso un segnale di inizio e fine lavoro??

E’ utile inserire un segnale come “guarda”, “vieni”, per chiedere al cane di interagire con noi e cominciare a lavorare. 

Allo stesso modo si dovrebbe inserire uno stimolo come “fine”, “libero”, che comunichi l’interruzione dell’interazione fra te e il cane.

Quando emetti un segnale di fine collaborazione, puoi ignorare il cane, in modo da dissuaderlo dal pretendere ulteriore cibo o attenzioni, incentivandolo nello stesso tempo ad esplorare.

Stefania Dalla Santa e Manuel Severin



sabato 18 febbraio 2012

Controllo degli stimoli, cooperazione senza stimoli coercitivi.

 

Traduzione non ufficiale da “Don’t Shot The Dog di Karen Pryor"

Ezio De Bona

www.addestramento-del-cane.com

Stimolo

Qualsiasi cosa che causa qualche tipo di risposta comportamentale è chiamata stimolo.

Alcuni stimoli possono causare risposte senza alcun apprendimento o addestramento.

Arretriamo se c’è un rumore forte, chiudiamo gli occhi se c’è una luce intensa e tendiamo a gironzolare per la cucina se ci aleggiano intorno profumi appetitosi; gli animali farebbero le stesse cose.

Questi suoni, luci o odori, sono chiamati stimoli incondizionati, o primari.

Altri stimoli sono appresi per associazione con un comportamento rinforzato: i semafori ci fanno fermare e ripartire, balziamo a rispondere quando suona un telefono, in una strada affollata ci giriamo se sentiamo pronunciare il nostro nome, e così via.

Nel corso della giornata rispondiamo ad una moltitudine di segnali appresi.

Questi sono chiamati stimoli, spunti, o segnali.

Impariamo i segnali perché il comportamento ai quali lo associamo ha una storia per essere stato rinforzato.

Alzare il ricevitore del telefono lo fa smettere di squillare (rinforzo negativo) e ci porta una voce umana (rinforzo positivo, o così si spera).

Il segnale, o lo stimolo discriminante pone la base o ci dice di continuare con un comportamento che in passato ha portato a un rinforzo.

Al contrario, l’assenza di stimolo ci informa che per quel dato comportamento non c’è nessun rinforzo imminente.

Se alzi la cornetta di un telefono che non sta suonando, tutto quello che senti è il tono della centrale telefonica.

Una parte considerevole degli sforzi dell’addestramento formale consiste nello stabilire uno stimolo discriminante.

Il sergente istruttore con un plotone di reclute o il proprietario di un cane in un corso di addestramento sono egualmente coinvolti primariamente nel far obbedire gli ordini ai soggetti che vengono addestrati, che di fatto sono stimoli discriminanti.

Non è impressionante che un cane si possa sedere o che un uomo si possa mettere sull’attenti, ma ciò che è impressionante è che venga eseguito con precisione a seguito di un comando.

Questo è quello che chiamiamo “obedience”, non la semplice acquisizione di comportamenti, ma la garanzia che vengano eseguiti alla esibizione del segnale.

Gli psicologi lo chiamano “portare un comportamento sotto il controllo di uno stimolo”.

E’ difficile da insegnare, l’apprendimento ha delle regole e le regole devono essere esaminate.

Che importa se non ti interessa dirigere un gruppo di cani o se nella tua vita non hai mai pensato di addestrare una squadra di persone?

Puoi ugualmente servirti del controllo degli stimoli.

Per esempio se i tuoi figli fanno finta di niente e non vengono da te quando li chiami vuol dire che sei scarso nel controllo degli stimoli.

Se sei il supervisore di altre persone e ti capita di dover dare un ordine o una istruzione due o tre volte prima che vengano eseguiti hai un problema con il controllo degli stimoli.

Hai mai sentito uscire dalla tua bocca queste parole: “Se te l’avessi detto una sola volta, te l’ho detto un migliaio di volte, non…. (sbattere la porta, o lasciare il tuo asciugamano bagnato sul divano o qualsiasi altra cosa)"?

Quando dire una volta o un migliaio di volte non funziona, il comportamento non è sotto il controllo di stimoli.

Possiamo pensare di avere il controllo degli stimoli quando in effetti non lo abbiamo.

In questi casi ci aspettiamo che il comando o il segnale venga eseguito ed invece non lo è.

Una reazione umana comune è quella di aumentare il segnale.

La cameriera non capisce il tuo francese? Parla più forte.

Di solito questo non funziona.

Il soggetto deve riconoscere il segnale; altrimenti non importa se urli, o se lo fai squillare attraverso un impianto di amplificazione di una rock-band, otterrai sempre uno sguardo vuoto.

Un’altra reazione umana al fallimento di ricevere una risposta a stimoli condizionati è quella di "dare di matto".

Questa funziona solamente se il soggetto sta esibendo un comportamento indesiderato o se non sta dando una risposta ben appresa ad un segnale ben appreso.

A volte una opposizione, come un’interruzione o una dimostrazione di temperamento (forza) può elicitare buoni comportamenti.

A volte il soggetto risponde correttamente ma in ritardo o in maniera dilatoria.

Spesso una risposta pigra ai comandi è dovuta al fatto che al soggetto non è stato insegnato a rispondere velocemente.

Senza rinforzo positivo, non solo per la risposta corretta al segnale ma anche per la prontezza della risposta, il soggetto non ha avuto l’opportunità di imparare che ci sono benefici a rispondere velocemente al segnale.

Il comportamento non è completamente sotto controllo dello stimolo.

La vita reale abbonda di cattiva gestione del controllo degli stimoli.

Ogni volta che una persona prova a esercitare l’autorità, un’altra persona è probabile che si mettansi guai per “disobedience”; ma il problema reale è che i comandi non sono capiti o i segnali non possono essere obbediti – comunicazione povera o controllo degli stimoli sciatto.

Stabilire un segnale d’azione

Gli addestratori convenzionali partono con il segnale d’azione, prima di iniziare la formazione: “Seduto!” poi spingono il cane nella posizione di seduto.

Dopo molte ripetizioni il cane impara a sedersi, per poter evitare di essere spinto giù e a tempo debito impara che la parola seduto è la sua opportunità di evitare di essere strattonato esibendo il comportamento di sedersi.

I segnali d’azione o comandi convenzionali sono, di fatto, rinforzi condizionati negativi.

Nel condizionamento operante, dalla parte opposta, prima formiamo (shaping) il comportamento.

Perché, dopotutto, dire al cane qualcosa che non può ancora capire?

Una volta che il comportamento è sicuro, gli diamo forma durante o immediatamente dopo un particolare stimolo.

Per esempio, con il clicker e i rinforzi, sviluppiamo il comportamento di sedersi- velocemente, ordinatamente a lungo, spesso, qui nell’erba o li nel tappeto, mescolando condizioni diverse finché il cane non ci offre il suo “seduto” con grande fiducia, nella speranza di guadagnarsi il rinforzo.

A questo punto introduciamo il segnale d’azione come una specie di via libera , una opportunità di guadagnare rinforzi per quel particolare comportamento.

Questo tipo di segnale d’azione diventa un rinforzo positivo condizionato: è garantito che porta al rinforzo.

Ci sono diversi modi di introdurre un segnale.

Puoi produrre il segnale quando il comportamento sta cominciando, rinforzi il completamento e poi ripeti questa sequenza in tempi diversi, in posti diversi spostando gradualmente il segnale indietro nel tempo finché arriva prima che il comportamento abbia inizio.

Pian piano l'allievo identificherà il segnale come opportunità di essere rinforzato per quel particolare comportamento e quando dici "Seduto" il cane si metterà seduto.

Un secondo metodo - e questo è quello che usiamo coi i delfini- è l'alternanza del segnale e dell'assenza del segnale.

Il comportamento si manifesta frequentemente.

Dici "Seduto" e click quando il cane si siede.

Poi, per una o volta o due, lasci che il cane si sieda senza cliccare e senza alcun rinforzo.

Poi dici "Seduto" di nuovo e rinforzi il comportamento di sedersi che segue il segnale.

Nella stessa sessione di addestramento stai rinforzando il "seduto con segnale" e spegnendo il "seduto senza segnale".

Una volta che il tuo allievo ha capito come funziona, si possono collegare nuovi segnali a nuovi comportamenti in questo modo praticamente istantaneamente.

Comunque si possono presentare delle difficoltà con animali "acerbi" o inesperti che stanno imparando i loro primi segnali d'azione.

La difficoltà nasce da un processo chiamato estinzione.

L'estinzione si riferisce alla rimozione di un rinforzo per un comportamento che solitamente dava dei frutti.

E' una esperienza contraria e può generare emozioni.

Sono stata inzuppata dalla testa ai piedi da un delfino furioso per non essere stato ricompensato per un comportamento che in precedenza gli aveva fatto guadagnare un pesce.

Un terzo modo per aggiungere un segnale d'azione è quello di modellare, plasmare (to shape) la reazione al segnale come se fosse essa stessa il comportamento.

Se è il primo comportamento insegnato con il clicker ad un cucciolo, devi trovare il momento in cui il cane correndo verso di te ti fa praticamente inciampare per farti vedere che si siede: "Guarda, lo sto facendo, non vedi?" Il clicker trainer direbbe che ti sta "lanciando un seduto" (throwing sits at you).

Questo è il momento perfetto per introdurre il segnale.

Il cane è pronto ad apprendere il segnale d'azione, e tu devi essere in grado di dire al cane quando il sedersi funzionerà, così non offrirà più spontaneamente il comportamento giusto sotto ai tuoi piedi ogni volta che ti vede con dei generi alimentari in mano.

Tira fuori il clicker e i bocconcini, dì "Seduto", e clicca il primo piccolo movimento della groppa verso il terreno: non l'intero comportamento, solo l'inizio del movimento.

Getta a terra il bocconcino così il cane si deve tirare su per mangiare, di nuovo dì "Seduto" e di nuovo clicca prima che l'azione di sedersi sia completata.

Puoi rendere il segnale molto marcato: aggiungi un segno con le mani, alza un braccio, scandisci il comando.

Assicurati di cessare tutti i segnali ausiliari nell'istante in cui clicchi.

Spesso in questo modo si può ottenere un vigoroso "Seduto" a segnale in pochi click.

Poi torna a cliccare il "Seduto" a segnale ma quando il posteriore è completamente a terra (così il cane non prende l'abitudine di eseguire un mezzo-seduto).

Il passo successivo è inframezzare dei comportamenti già ben appresi - tipo chiamare il cucciolo per qualche coccola- fra prove di dare e rinforzare il nuovo segnale di seduto.

L'ultimo passo è modellare il comportamento dell'attesa del segnale- mezzo secondo, poi un secondo, poi tre secondi- finche il cane è visibilmente in attesa e non propone alcun comportamento finché non arriva il segnale.

Quando questo accade puoi cominciare a lasciar perdere tutti i segnali ausiliari e usare solamente le parole.

Hai sviluppato una risposta al segnale come comportamento operante, offerto intenzionalmente nella speranza di guadagnare rinforzi.

Nelle mie osservazioni questo è il sistema più veloce per stabilire sia segnali individuali, che la generalizzazione che i segnali sono indicazioni su quale comportamento esibire.

Una donna portò ad uno dei miei seminari un cucciolo di labrador nero di quattro mesi appena adottato da un allevamento.

Il sabato alla pausa pranzo la aiutai a modellare il primo comportamento con l'ausilio del clicker, distendersi a terra.

Mi sento sicura nell'affermare che il cucciolo non conosceva alcun segnale ed era innocente, senza alcun tipo di addestramento.

C'è voluto molto tempo perché il cucciolo notasse che quello che faceva aveva un certo effetto sull'arrivo dei bocconcini.

Nel pomeriggio il gruppo si allenò nel riconoscimento di segnali di modellamento.

Il giorno successivo, alla pausa pranzo, vennero da me la stessa proprietaria con lo stesso cucciolo.

Indovinate cosa aveva imparato questo cucciolo in ventiquattrore: seduto, a terra, rotolare, un super "high five" nel quale il cucciolo si rotolava a sinistra e lanciava la zampa destra il più alto possibile in aria- e l'inizio di un riporto.

Inoltre il cucciolo era elettrizzato, un cane completamente diverso, attento, divertito, con tutti i muscoli coinvolti - pronto alla vita.


giovedì 24 novembre 2011

Talenti giovanili

Beatrice Bambina 9 anni e Magalì Pastore Belga Malinois 12 mesi -

Due Talenti Giovanili veramente ECCEZIONALI

Insegnare la condotta,  la comunicazione, il controllo, la precisione, condotta senza guinzaglio, il richiamo, il riporto.








lunedì 5 aprile 2010

Educazione Del Cane Al Richiamo

Ti piacerebbe che il tuo cane venisse di corsa da te ogni volta che lo chiami?


E’ possibile e anzi, relativamente facile, addestrare il cane ad obbedire al richiamo, anche se, essendo  come noi umani un essere vivente e non una macchina, non è possibile avere una sorta di telecomando e far fare al cane ciò che si vuole al 100%.

Come noi umani il cane prova delle emozioni , o meglio non so se nel caso dei cani si possa parlare proprio di emozioni , sicuramente prova delle “sensazioni”, che possono essere positive o negative e  si comporta in modo diverso a seconda dell’ambiente e degli stimoli esterni ai quali è sottoposto.

Per avere un cane che obbedisce al richiamo è indispensabile che colleghi al segnale e al fatto di avvicinarsi a te quando lo esibisci, delle sensazioni positive.
Il cane deve percepire che stare vicino a te vuol dire essere al sicuro, ricevere attenzione, carezze, cibo, coccole, gioco ecc…
Come in qualsiasi altro aspetto dell’addestramento più precocemente si inizia e meglio è.
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Ieri stavo andando a fare una passeggiata con la mia cucciolona dobermann sul greto di un torrente dove la lascio sempre correre un po’ libera, perché si svaghi, si sgranchisca, alleni un po’ la muscolatura e naturalmente anche per rinforzare l’abitudine a venire quando la chiamo anche se si trova molto lontano da me (fischio).
Quando stavo per arrivare sul punto dove di solito la libero, è arrivata in macchina una coppia con un cagnone enorme sul bagagliaio che faceva il diavolo a quattro.
Quando lo hanno fatto scendere ho visto che era un stupendo esemplare di Schnauzer Gigante Nero,.. enorme, molto irruento ed anche lui come la mia molto giovane.
Ho chiesto al proprietario se gradiva che li facessimo socializzare un po’ e se voleva che gli facessimo fare qualche corsa assieme sul greto del torrente.
Per me è importante che il cane impari ad approcciare i suoi simili in maniera civile e più occasioni ci sono per fare nuove amicizie meglio è.
Per quanto riguarda il farli avvicinare, dopo qualche ritrosia, è stato d’accordo, e nel giro di qualche secondo i due animali si erano annusati e tranquillizzati, anche perché di sesso opposto.
Per quanto riguarda invece liberarli e farli correre un po’ sul greto è stato inflessibile:

-Io non lo lascio mai libero.
-Guardi che qui l’ambiente è circoscritto, da una parte c’è il torrente, dall’altra c’è l’argine in cemento, in fondo c’è il lago, le possibilità che il cane sfugga al controllo sono veramente minime
-Non mi fido, … ho paura che mi scappi...

Ed è proprio questo il punto.

Per poter ottenere collaborazione (non cieca obbedienza) dal proprio animale è indispensabile la fiducia.

Non saranno certamente un guinzaglio, o un collare a strangolo, o una museruola che possono garantire che il cane sia sotto il tuo controllo se tu non ti fidi di lui,… e lui di te.

La fiducia non è una sensazione che nasce dal fatto che noi abbiamo sempre dei mezzi fisici per controllare l’animale, ma è un rapporto che va creato e alimentato giorno per giorno.

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Alcuni consigli derivanti dalla mia esperienza e dalle mie letture per far si che il cane venga da te quando lo chiami :

-Fin da cucciolo per farlo venire pronuncia sempre il suo nome ed il comando vieni;

-E’ importante che che il cucciolo venga chiamato con il comando completo, “Nome-Vieni” e non solo con il nome. Il nome lo sente diverse volte al giorno ed in diverse occasioni e quindi non è sufficiente per farlo “scattare” con la dovuta prontezza;

- Quando arriva da te premialo sempre con delle coccole o con un bocconcino o con un gioco , insomma qualcosa di piacevole (puoi rinforzare con il clicker ma su questo farò un post specifico);

-  Le prime volte abbassati, accucciati al suo livello e vedrai che funziona molto meglio;

-  Nella mente del cane il comando deve essere associato a situazioni piacevoli e positive per lui. Se per esempio sta giocando con un altro cane sarà abbastanza difficile offrirgli qualcosa di più gratificante e bisogna in quei casi essere molto pazienti specie quando è cucciolo;

-  Chiamalo per dargli da mangiare, chiamalo per farlo giocare, chiamalo quando stai per portarlo in passeggiata, chiamalo quando sta già venendo verso di te per farsi coccolare, chiamalo quando arrivi a casa;

-  Se il cane è distratto o intento in qualcosa per lui interessante, prima del comando attira la sua attenzione, un battito di mani, un fischio, uno schiocco con la lingua (se non ti guarda);

-  Se invece ti sta guardando ma è indeciso sul da farsi fa uno scarto, o una piccola corsa, abbassati e batti le mani, agita qualcosa… un giocattolo o una cosa che a lui piace, mettiti a correre per farti inseguire;

-  Non dare MAI al cane la possibilità di ignorare quattro o cinque volte il richiamo. Se non viene al primo o al massimo al secondo segnale, ignoralo, girati da un’altra parte, mantieni la calma, non fare l’offeso, va a prenderlo con noncuranza. Fa qualsiasi cosa che non sia ripetere più volte lo stesso comando, altrimente gli insegnerai esattamente quello che non vuoi, ossia ad ignorare il comando.

-  Non punire MAI il cane quando arriva, neppure se prima di venire ha combinato qualcosa di negativo o se non è venuto ai primi richiami. Questo purtroppo è l’errore più grave che viene commesso dai proprietari di cani. L’animale non può associare la punizione ad un errore commesso prima, ma la associerà invece all’ultima azione che ha compiuto, ossia quella di venire, così le volte successive si chiederà se lo stiamo chiamando per punirlo (comando e rapporto di fiducia seriamente compromessi);

-  Fai delle prove in un ambiente circoscritto e poi, man mano che aumenta l’affidabilità, in spazi sempre più aperti;

-  Nel primo anno di vita prendilo come un allenamento da fare quotidianamente, a distanze e in condizioni di distrazione sempre più difficili;

-  Oltre al comando vieni, io insegno sempre ai miei cani ad accorrere quando fischio, è molto utile in campo aperto, quando il cane è fuori dalla vista o lontano. Se non sai fischiare ti puoi procurare un fischietto apposito in vendita nei negozi specializzati.

Se ti è piaciuto questo post, oppure se non ti è piaciuto o se semplicemente vuoi lasciare delle osservazioni, qualsiasi commento sarà comunque gradito.

domenica 4 aprile 2010

un cane ben addestrato

"Per il suo cane ogni uomo è Napoleone; da quì deriva la costante popolarità dei cani"

... Aldous Huxley

Avere un cane ben addestrato non è solamente piacevole per te, ma i cani che ricevono una buona educazione sono sicuramente molto più tranquilli e felici.

E' meno probabile che si trovino a litigare con altri cani ed tendono a socializzare meglio con gli altri animali che trovano in ambienti pubblici.


Nel primo anno di età è estremamente importante che il cane frequenti ambienti diversi come piazze, mercati, possibilmente esposizioni canine o centri di addestramento dove possa venire in contatto con altri animali della sua specie.

E' inoltre molto importante avere un cane ben educato se si hanno bambini o persone anziane in famiglia o nel vicinato.

Il poco tempo impiegato nell'addestrare il tuo cane e/o nell'acquisire le competenze e le informazioni su come farlo, avrà un impatto determinante nel piacere che potrai ricavare dal vostro rapporto in tutti gli che rimarrà con te.

Inoltre i momenti che impieghi nell'addestramento, permettendo una maggiore conoscenza reciproca, fortificano il legame di amicizia e la capacità di interpretare i bisogni l'uno dell'altro.

giovedì 4 marzo 2010

comportamento impulsivo del cane, la mediazione

 

 Ti capita mai di avere l'impressione che il tuo cucciolo o il tuo cane, proprio non sappia resistere a fare qualcosa che magari a te non fa piacere?

Per esempio una delle cose che a me dava  fastidio era quando Agnes, la mia cucciola di dobermann, nel momento in cui stavamo per entrare o per uscire di casa, dava una graffiata alla porta, proprio una frazione di secondo prima che si aprisse. 

Non so se capitano anche a te questo genere di cose, come per esempio quando stai passeggiando tranquillamente al guinzaglio e mentre ti avvicini al palo della luce,.. sembra come che il cane conosca perfettamente la lunghezza del quinzaglio e scatti mezzo metro prima in maniera tale da costringerti a fare un balzo per lasciarlo annusare e laciare a sua volta traccia del proprio passaggio.

Questi sono solo esempi banali e cominciando a controllare, a "mediare" su questo tipo di comportamenti si può riuscire a migliorare notevolmente la nostra capacità di controllare il nostro animale anche in situazioni più  difficili.

Il concetto è quello di trasferire sul cane la responsabilità del fatto che un determinato evento che lui auspica si verifichi.

Non solo.

Devi anche cercare di fare in modo che il cane consideri te stesso l'intermediario per poter ottenere più rapidamente ciò che desidera e quindi non agisca in maniera diretta e individuale.

Nel branco dei lupi (da cui derivano i nostri cani) ci sono due procedure per raggiungere un determinato obiettivo:
- in modo individuale, per esempio cacciare piccole prede come potrebbe essere un coniglio;
- in branco, per obiettivi più impegnativi e non alla portata di un singolo animale, come per esempio cacciare un animale più grande e più veloce come un ungulato.

Per aver un controllo maggiore sul nostro cane, con la mediazione dobbiamo fare in modo che  scelga prevalentemente la seconda modalità e che si rivolga sempre al proprietario per soddisfare i propri bisogni.

Gli esercizi possono essere diversi.

- Il caso della zampata sulla porta, per esempio, è una occasione ottima per far capire al cane che la responsabilità è sua: se dà la zampata la porta si richiuderà immediatamente e non si aprirà finche le sue zampe non saranno a terra. (ci si può aiutare con il clicker e in questo caso il rinforzo sarà il premio di poter uscire).

- lo stesso dicasi per indossare il guinzaglio. Finché il cane si agita e gira intorno come un pazzo non gli sarà messo il guinzaglio e quindi niente passeggiata. E' necessaria da parte nostra molta calma e autocontrollo e se rimaniamo fermi e tranquilli finché anche il cane non sarà fermo e tranquillo aiuteremo anche lui ad aumentare la propria calma ed il proprio autocontrollo.

- Il rito del cibo ci può aiutare. Appoggiare a terra la ciotola solo quando il cane sta fermo e poi dargli il "vai".

- Oppure tenere in mano un bocconcino, farlo annusare al cane che cercherà di prenderlo e darglielo quando si ferma e ci quarda, magari rinforzando anche quì con il clicker.

E' importante che ti eserciti con questi esercizi, o altri sullo stesso genere che ti possono venire in mente, per poter aumentare l'autocontrollo del tuo cane o del tuo cucciolo e diventare per lui il punto di riferimento indispensabile.

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